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    Regione Marche  Caldarola
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Storia   Palazzo dei Cardinali Pallotta   Valcimarra   Vestignano  Croce   Pievefavera

Informazione utile
Storia
Caldarola deve il suo nome con molta probabilità, al termine latino calidarium con il quale si indicava la stanza con la vasca di acqua calda delle terme (la zona sarebbe stata infatti ricca di acque solfuree).La tradizione locale fa risalire le origini del paese al IV secolo d.C., quando un gruppo di cristiani, sfuggiti alle persecuzioni, giunto sul Colle del Cuculo; (Colcù) edificò un primitivo centro urbano. Con maggiore probabilità il centro caldarolese è sorto, come villaggio rurale, ai piedi di una torre di difesa longobarda o bizantina in epoca precedente al IX - X secolo. Al termine del XII secolo la vicenda Caldarolese si inserisce nella lotta tra Papato ed Impero: i Pontefici per assicurarsi la fedeltà di Camerino, infatti, concessero in feudo il territorio di Caldarola allo stato camerte. Solo agli inizi del '400 il paese riuscì ad ottenere l'indipendenza sancita dalla Bolla di emancipazione di Eugenio IV (1434).La grande fioritura si ebbe però nel pieno '500 ad opera della famiglie dei Conti Pallotta ed in particolare del Cardinale Evangelista, il quale divenuto prefetto della fabbrica di San Pietro sotto il pontificato di Sisto V, ingrandì ed abbellì il castello di famiglia e trasformò radicalmente il centro urbano che, da modesto castrum medioevale, divenne una spaziosa cittadina rinascimentale. La diretta soggezione alla Chiesa del comune di Caldarola perdurò fino al 1799 anno in cui il dominio pontificio fu abbattuto dalla Rivoluzione francese. Terminata la parentesi napoleonica il paese ritornò allo stato Pontificio fino al 1861, anno in cui la terra marchigiana venne annessa al Regno d'Italia.
Musei

Palazzo dei Cardinali Pallotta
 Il Castello Pallotta dà un volto indimenticabile a tutto il paese di Caldarola: dall'alto del colle si impone con l'armonia di una costruzione rinascimentale, che ha preso il posto delle modeste abitazioni dove una volta aveva dominato il castrum feudale. Non si hanno notizie certe sulla nascita di questo castello nel quale si entra attraverso Porta Camerte, chiusa da un massiccio portone. Superato il primo cortile con cammino di ronda, saracinesca per la chiusura dell'entrata e relativa caditoia ci si trova in un atrio piuttosto buio; nel vestibolo di sinistra si può ammirare un affresco del 1485. Dall'atrio si passa nella sala delle carrozze, delle sellerie e delle armi. Attraverso il ponte levatoio si entra nel parco, dove giganteggia uno dei pini più antichi della regione.Nel piano nobile, tra le numerose sale, completamente ammobiliate, si distingue la sala da pranzo, nella quale è conservata una ricca collezione di ceramiche del '700 e di cristalli di Boemia.La signoria ed il restauro del Castello di Caldarola furono delegati alla famiglia Pallotta nel 1450 da Niccolò Mauruzi da Tolentino.Jacopo, ingegnere militare, colui che già nel 1460 aveva potuto ricostruire tutto ciò che le guerre e il tempo avevano distrutto, discendeva da una stirpe di guerrieri-architetti normanni, scesi in Sicilia con Goffredo di Buglione verso il 1100.Nel 1296 il capitano di ventura Gugliehno Pallotta difese quasi da solo il ponte di Brindisi " dai franzosi ", armato di una mazza snodata a tre palle, la quale campeggia nello stemma gentilizio concesso in seguito da Bonifacio VIII.La famiglia ha avuto, nel corso dei secoli, ben quattro cardinali ( Evangelista 1597, Giovan Battista 1666, Guglielmo metà del '700, Antonio 1847) ma, soprattutto, ad Evangelista, elevato alla dignità della Porpora e nominato Prefetto della Fabbrica di San Pietro dal marchigiano Sisto V, la città di Caldarola deve la sua rinascita architettonica e la sua struttura tipicamente sistina.Alla fine dell'Ottocento, il conte Desiderio, erede della sensibilità architettonica della famiglia, si impegna nell'impresa di ripristinare e ricostruire le opere deteriorate, restituendo al Castello parte dell'antico carattere militare.

Indirizzo:
piazza Vittorio Emanuele
Caldarola 62020 (MC), Marche - Italia
Telefono: 800255525
Orari

Aprile-Giugno:
da lunedi a venerdi 10.00/13.00-15.00/19.00
Sabato ,domenica e festivi 10.00/19.00

Luglio-Settembre:
da lunedi a venerdi 10.00/13.00-15.00/19.00
Sabato ,domenica e festivi 10.00/21.00

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Valcimarra
Testimonianza concreta e visibile della presenza dei Monaci Benedettini nel territorio caldarolese è data dal rudere della monumentale facciata della Abatia Sancti Benedicti de crypta saxi Latronis, la quale si erge ancora maestosa, seppure mimetizzata tra la vegetazione, appoggiata ad una roccia sovrastante Valcimarra. Si tratta di una vera e propria fortificazione feudale pronta a raccogliere al suo interno monaci e popolazione locale nei momenti di pericolo. Interessante anche il piccolo Santuario della Madonna del Sasso che nasconderebbe, secondo la leggenda, l'antro della Sibilla Cimaria; all'interno vi si possono ammirare due affreschi: una Crocifissione e una Madonna col Bambino attribuibili al Maestro di Patullo.
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Vestignano
Il castello ( IX - X Sec.) , con le modifiche apportate dai Duchi da Varano di Camerino, è pervenuto a noi nelle sue strutture portanti e rappresenta un valido esempio di arte castellare, dal suggestivo impatto paesaggistico. Tuttora, appare costituito da una cinta muraria, al cui interno si eleva una torre circondata da una "corte", riservata al comando della difesa; all'interno d el "castrum", si trova una seconda cinta muraria che congloba le abitazioni della comunità rurale.  Di notevole interesse artistico la ducentesca Chiesa dei Santi Martino e Giorgio, all'interno della quale è possibile ammirare il Trittico di Simone de Magistris, raffigurante l'Ascensione, la Crocifissione e l'Assunzione, intervallato da due riquadri più piccoli con San Giorgio e San Martino. Si possono ammirare inoltre opere di Andrea de Magistris e Nobile da Lucca.
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Croce
La fortificazione (XIII secolo) a noi pervenuta, dalla particolare forma a V, risale al periodo di dominio dei da Varano ed aveva lo scopo di difendere la zona sud-est delle proprietà della famiglia Camerte. La particolarità di questo "castello" sta nel fatto che l'abitato coincide esattamente con la cinta muraria, al centro della quale si trova la porta d'ingresso a sesto acuto.  La chiesa, all'interno della quale ci sono ben cinque altari in legno dorato, conserva opere di Nobile da Lucca, Andrea, Simone e Federico De Magistris, nonchè un notevole Crocefisso, posto sotto l'altare centrale, ed un rude quanto possente S. Antonio Abate, entrambi lignei.
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Pievefavera
L'antico sito di Faveria, sorto in epoca romana, si caratterizza come statio, cioè stazione di posta, grazie alla felice posizione geografica, situata lungo la strada di congiunzione tra la Flaminia e la trasversale che univa Urbs Salvia ad Ancona.4 Nell'alto Medio Evo (X -XI sec.) il centro, spostatosi nel frattempo sullo sperone roccioso, divenne "pieve" ed andò assumendo via via la forma attuale. Il paese, infatti, disposto con uno schema a lisca di pesce, risulta circondato da ben tre cinte murarie con portali a sesto acuto. La Chiesa plebale è stata ricostruita nel XII secolo e rimaneggiata in epoche successive. Particolare il Sagrato, punto focale della pievania, dove è possibile ammirare alcuni reperti archeologici di epoca romana. Un pio ampio Antiquarium e posto all'interno della Torre castellare ed offre agli occhi del visitatore una particolare commistione tra epoca romana e medioevale, cosa che d'altronde è già evidente nel toponimo del paese.
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